LA VITA È BELLA
Film
di Roberto Benigni
La
vita è bella?
Ora che il Roberto nazionale ha stravinto tutto (a meno che gli accademici
svedesi non intendano dare un successore a Dario Fo), sarà forse
possibile fare qualche osservazione critica senza dover temere di passare
per bastian contrario. Intanto continuo a pensare che morale
e arte debbano stare separate. Parafrasando il Cavour: "libera
morale in libera arte". Benigni è certo l'incarnazione contemporanea
di Bertoldo e prosegue nella tradizione toscana della beffa.
Detto questo va però osservato che il suo talento di regista
è di molto inferiore a quello di comico.Inoltre come comico non
raggiunge i registri drammatici di un Sordi o di Tognazzi e Gassman.
Basti pensare a La grande Guerra o a Tutti a casa. Questi
difetti impediscono a La vita è bella di essere un film
pienamente riuscito. La prima parte è nelle corde di Benigni
e di ogni italiano dotato di senso dell'umorismo. Anche se il fascismo
da operetta è forse ormai un poco stucchevole. Ma avvicinarsi
al nazismo ed al più orrendo dei suoi crimini, non è affare
semplice. Benigni qui cede. L'incredibilità della stessa esitenza
di un bambino in un reparto per uomini di un lager toglie ogni fondamento
al gioco fiabesco. Poco male si dirà, si può sempre chiedere
soccorso alla "poeticità" e alle relative licenze.
Peccato che esista qualcosa che possiamo chiamare "storia del cinema".
Insomma basta con questa presunzione nazionale, ed ora vedo anche "internazionale",
di essere nati nel vuoto mnemonico. Ma insomma films come Kapo
o i documentari sui campi di sterminio di Hitchcock non sono mai esistiti?
E poi siamo sinceri, il grado di sofferenza che Benigni arriva a capire
e rappresentare non arriva nemmeno a quello possibile nell'Italia attuale
in qualche carcere di massima sicurezza. Risposta: che importa? Benigni
non voleva fare un film drammatico. Già. Peccato che per esaltare
i chiari ci vogliano gli scuri. Sordi e Gassman fanno piangere sul serio
quandono scelgono la fucilazione in La grande Guerra anche se
hanno passato il film a far spanciare dalle risate. Ma oggi forse il
germe buonista ha invaso le coscienze e mentre Benigni ci dipinge
lager improbabili o Malick ci consegna soldati americani laureati in
fiosofia, i "cattivi" sono liberi di bombardare Belgrado,
alla faccia della vita e della sua bellezza.
(Fulvio
Bortolozzo, 29 marzo 1999)
|