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ROBERT DOISNEAU "la dolce vista"
A
distanza di due anni dalla ampia retrospettiva di Palazzo Cisterna,
il mondo di Doisneau torna a proporsi allo sguardo dei torinesi. Gli
elementi che lo compongono sono oramai arcinoti, trattandosi di uno
degli autori d'oltralpe più apprezzati dal pubblico internazionale
per la universalità e semplicità, apparente, delle sue
fotografie.
Il valore di Doisneau non risiede
certamente nella sua qualità di stampatore, e l'attuale esposizione
ne è una riprova, ma nella simbologia che ha saputo trasmettere
attraverso le sue immagini. Nei risultati migliori vi è difatti
sempre un superamento dell'evento ripreso in direzione della sua valenza
ideale.
La famosa fotografia "Le baiser de l'Hôtel
de ville" del 1950, qui esposta con una vintage print,
ne è un esempio lampante, assurta com'è a simbolo dell'innamoramento
giovanile e diffusa da anni come poster in tutto il mondo. In
altri casi Doisneau non arriva a risultati altrettanto efficaci ed oggi
alcune sue immagini ci appaiono indulgere troppo al bozzetto di genere.
In questo senso, la selezione delle 61 opere della mostra, in massima
parte comprese tra la metà degli anni Quaranta e la fine dei
Cinquanta, non risulta felicissima. Puntando eccessivamente su Doisneau
come divertito cantore di una Parigi d'antan, fatta di vivaci
quartieri popolari, "poetiche" banlieues
e piccoli siparietti comici, si rischia
di travisarne l'autentico valore. Per evitare simili fraintendimenti,
oltre ad una diversa scelta delle immagini esposte, sarebbe stato auspicabile
ripetere l'utile presenza di quell'apparato didascalico con il quale
la Fondazione aveva accompagnato le ultime mostre storiche (Bourke-White
e
Goldbeck). Va
difatti considerato che la Parigi fotografata da Robert
Doisneau è così
culturalmente lontana da noi che, senza una lettura storicizzata, ci
appare troppo vicina all'iconografia banale di cui si nutre l'odierno
immaginario nostalgico. Invece la grande intuizione innovativa di Doisneau
fu proprio di fotografare ciò che allora era ritenuto senza importanza,
di portare alla luce la bellezza nascosta in un sorriso, in un gesto,
in cose e ambienti urbani di ogni giorno e di cui nessuno coglieva l'aspetto
meraviglioso. Il tutto con un istintivo umorismo di situazione degno
del miglior Jacques Tati. Una sensibilità di sguardo, quella
di Doisneau, completamente legata al suo modo di
vivere da genuino abitante della banlieue. Con la scomparsa dei vecchi
sobborghi d'anteguerra, brulicanti di vita, e l'avvento della alienazione
metropolitana degli anni Sessanta e Settanta che li avrebbe trasformati
in anonimi dormitori, anche la vena creativa del miglior Doisneau si
sarebbe lentamente, ma inesorabilmente, esaurita. Più di altri
autori, e forse similmente solo ad Atget e Brassäi, Doisneau visse
nel tempo, e per il tempo, in cui la sua Parigi è realmente
esistita.
Fondazione
Italiana per la Fotografia
via Avogadro 4, Torino
(tel. 011.544132 - Email fond.foto.stampa@libero.it)
Ingresso: Intero Lire 10.000; ridotto: Lire 7.000
Orario:
15.00 -19.00 dal marted́ al venerd́
10.00 - 19.00 sabato e domenica
Dal 13 settembre al 5 novembre 2000
(Fulvio
Bortolozzo, 13 settembre 2000)
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