Uno
slittamento di senso. Uno scarto rapido e ripetuto come quello della
mano di un disc-jockey sul vinile.
Nuova musica dalla musica incisa.
Nuove immagini dalle fotografie già scattate, ottenute con
un semplice movimento sullo scanner.
Persone, cose e ambienti faticano a recuperare l'unità perduta
e si dimostrano spezzati in più facce, tutte verosimili e tutte
alterate. Una sorta di cubismo tecnologico che getta nell'incertezza
l'osservatore.
L'operazione di Venturini rischierebbe di essere un puro divertimento,
un effetto come quello del fish-eye, buono solo per il tempo
dello stupore che provoca.
Invece una scelta attenta dei soggetti e del loro "slittamento"
carica di significato e di necessità la tecnica improvvisata.
La realtà stretchata di Andrea è quella che ci
rimane in testa sempre più spesso, presi come siamo nella morsa
di mille discontinuità.
Forse l'unità dell'immagine è perduta per sempre, confinata
in altri tempi statici ormai lontani da noi.
Fermate quello scanner! Voglio scendere.