Andrea Venturini
STRETCH

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Uno slittamento di senso. Uno scarto rapido e ripetuto come quello della mano di un disc-jockey sul vinile.

Nuova musica dalla musica incisa
. Nuove immagini dalle fotografie già scattate, ottenute con un semplice movimento sullo scanner.

Persone, cose e ambienti faticano a recuperare l'unità perduta e si dimostrano spezzati in più facce, tutte verosimili e tutte alterate. Una sorta di cubismo tecnologico che getta nell'incertezza l'osservatore.

L'operazione di Venturini rischierebbe di essere un puro divertimento, un effetto come quello del fish-eye, buono solo per il tempo dello stupore che provoca.

Invece una scelta attenta dei soggetti e del loro "slittamento" carica di significato e di necessità la tecnica improvvisata. La realtà stretchata di Andrea è quella che ci rimane in testa sempre più spesso, presi come siamo nella morsa di mille discontinuità.

Forse l'unità dell'immagine è perduta per sempre, confinata in altri tempi statici ormai lontani da noi.

Fermate quello scanner! Voglio scendere.

         Fulvio Bortolozzo



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©2001 Andrea Venturini


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