
Amy Adler, Ace, 1997.
Ilfochrome print, 101x127 cm. (courtesy
Castello di Rivoli)
FORM
FOLLOW FICTION
RIVOLI
Castello di Rivoli 17
ottobre 2001 - 27 gennaio 2002
Il
titolo di questa mostra, curata da Jeffrey Deitch, è una parafrasi,
peraltro già usata in passato da altri in Francia, del motto
modernista Form follows function.
Al di là del gioco di parole, l'attuale rassegna prosegue idealmente
Post Human, che Deitch curò per il Castello di Rivoli
nel 1992.
La scelta dei ventuno artisti invitati ad esporre nella Manica lunga,
è tesa ad evidenziare il filone di ricerca che il curatore ritiene
trainante nell'ultimo decennio: gli interventi sul confine tra la realtà
e la sua rappresentazione.
Le opere chiamate a sostenere la tesi critica di fondo sono in gran
parte di forte impatto visivo.
Amy Adler ridisegna la figura umana di sue fotografie personali
scattate anni prima, ottenendo un effetto straniante e coinvolgente
al tempo stesso. Vanessa Beecroft, stella ormai fissa della costellazione
artistica internazionale, propone il suo sadismo freddo con due imponenti
gigantografie delle arcinote donne feticcio ed un video nel quale si
può goderne i tremolii dovuti alla posizione cui sono costrette.
Gregory Crewdson entra negli incubi gotici sepolti sotto il quotidiano
americano della banale middle-class con stampe Ilfochrome (127
x 152 cm) visionarie e perfette dal nitore iperrealistico straordinario.
Non meno potenti sono le icone degli artisti figurativi come Kurt
Kauper, con le sue fiamminghe dive inventate o Margherita
Manzelli, che usa anch'essa
i
colori ad olio con
antica maestria
per
proporre donne deformate ed inquietanti.
Decisamente meno convincente è l'edulcorato mondo tecnomistico
delle gigantografie di
Mariko Mori. Tra
l'altro, questa del gigantismo è ormai una costante dispendiosa
e stucchevole che esalta, a volte, soluzioni non così efficaci
se viste in dimensioni ridotte. Eccezionale
invece la riuscita della sexy eroina robotronica e trasformista
di Takashi Murakami esposta in tre modelli a grandezza naturale.
Tra le restanti opere, alcune ricorrono al linguaggio dell'installazione
video, come la ricostruzione di Pierre Huyghe, condotta dell'invecchiato
protagonista, della rapina del 1972 che ispirò il noto film "Quel
pomeriggio di un giorno da cani", interpretato da Al Pacino.
Nell'insieme Form follow fiction è un'operazione riuscita
e decisamente godibile. Farà discutere senz'altro il criterio
seguito dal curatore, soprattutto nelle d'altronde
inevitabili
esclusioni.
L'unica mia riserva è sull'assunto che la impronta. In fondo,
quando mai è esistita una qualsiasi forma d'arte che non fosse
allo stesso tempo anche finzione?
Fulvio
Bortolozzo
vista
il 28 ottobre 2001
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