l e n o t e d e l m o c a m b o
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BORDER STORIES IX BIENNALE INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA ![]() Questa nona edizione della Biennale, pur dando il giusto merito all'impegno degli organizzatori, suscita qualche perplessità. Gli spazi di Palazzo Bricherasio non sono i più adatti per esporvi opere di natura molto differente. Per conseguenza, reportages sociali in bianco e nero, sperimentazioni artistiche, lavori concettuali, sequenze narrative, frames video, stampe Fine Art e quant'altro, si assiepano tra loro dando l'idea di trovarsi nella allegra baraonda mercantile dell'ArteFiera bolognese piuttosto che davanti al frutto meditato di un percorso espositivo. All'interno delle scelte effettuate, si colgono qua e là alcuni deja vu troppo vicini nel tempo. Come nel caso delle stampine di prova ripescate nei cassetti di Luigi Ghirri ed esposte in primavera da Photology, a Milano. Così come sono già visti, anch'essi di recente da Photology, i lavori di Jack Pierson. Ripensando alle prime edizioni, si assiste ad un'involuzione della presenza sul territorio torinese di eventi collaterali importanti, ridottisi ad un omaggio a Tazio Secchiaroli (nella sede della Fondazione, in via Avogadro 4) e al reportage di Börje Tobiasson su Gerusalemme (Galleria San Filippo). Lungi
quindi da echi di Biennali veneziane, siano esse d'arte o di cinema,
non resta che pescare qua e là qualche autore secondo le personali
inclinazioni:La divertita "Veronica" di Pilar Albarracín; le intense gigantografie di Année Olofsson; i suggestivi pannelli di gusto multivisivo di Stephen Roach; la sequenza della bocca di Pierandrea Galtrucco; il reportage afgano-pakistano di Paolo Verzone, vincitore de l
Premio Canon 2000 come miglior portfolio; i terribili volti senza occhi
e bocche di Aziz+Cucher; il glamour sguaiato, e un poco ruffiano, di Rankin;
le foto miniate da calligrafia araba di Shiri Neshat; il muro "alfabetico"
di seni esagerati e guanti neri di Annie Sprinkle.Un omaggio a Mario Giacomelli, scomparso nel novembre scorso, era d'obbligo. La scelta è felicemente caduta sulla drammatica serie della macellazione bovina. Merita una segnalazione a parte la piccola, ma molto interessante,
sezione dal titolo "Paradisi Artificiali", con coloratissime
opere tra cui spiccano quelle di Luis Gispert e Micha
Klein.In ultimo, ci voleva anche uno spazio per i nuovi autori. Come conciliare però budget e futuro? Con tre monitor da vedere in piedi, stretti tra il blocco scale e la gente che vi passa davanti. Molto meglio allora guardarseli a casa propria, collegandosi al sito della Fondazione. Fulvio Bortolozzo vista il 5 settembre 2001
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