Conosco
Renato Brazzani da oltre un quarto di secolo.
Fin dai tempi del Liceo Artistico, quando cercava di insegnarmi la
lezione di Alvar Aalto. Per non parlare dei pomeriggi passati nel
suo studio abitazione di via Clemente a filosofeggiare di arte e vita.
Renato è stato importante per la mia formazione intellettuale
ed artistica. Mi ha suscitato curiosità e domande che ancora
oggi danno frutti, anche se lui continua a sostenere che, invece di
fare ciò che faccio, avrei dovuto continuare a fumettare o
tentare la via del cabaret.
Vari critici, tra cui De Micheli, i Dragone padre e figlio, Poli,
Mantovani, si sono occupati dei suoi diversi periodi, da quello iniziale
dedicato a Rimbaud, passando
per
la lunga e bella stagione delle anamorfosi che trovò
uno dei suoi apici nell'Autoritratto americano,
sino agli attuali eleganti feticci di un immaginario neotribalismo.
Nulla potrei aggiungere a quanto altre e migliori penne hanno già
scritto su Renato Brazzani. Mi sento tuttavia di poter affermare che
la sua arte non è stata ancora apprezzata come si dovrebbe.
Per
questo motivo, invece di pubblicare il comunicato stampa sull'antologica
di un artista italiano all'estero, preferisco rendergli omaggio dalle
Note del Mocambo, auspicando che il pubblico tedesco possa
accoglierlo con la simpatia e l'interesse che merita pienamente.