
Kazumasa, Senza titolo, 2001.
Polistirolo + poliuretano intelaiato con
cemento bianco (courtesy
Cà di Frà)
KAZUMASA
MILANO
Cà di Frà
Dal
25 ottobre 2001
Colori
puri, forti e luminosi. Forme potentemente archetipiche.
La poesia plastica e cromatica di Kazumasa risiede nella felice sintesi
di concezioni occidentali ed essenzialità orientali. In tempi
come questi, non può che rassicurare il vedere quanto sia fertile
l'incontro tra culture così lontane.
Claudio Composti scrive nella presentazione:
Nella cultura orientale, dietro semplici gesti o quotidiane azioni,
si celano antiche regole di esecuzione. Secondo la filosofia Zen, un
gesto non è mai "solo" un gesto: fare un tè,
tagliare il pesce, richiedono nozione di tempi e movimenti ben precisi,
l'arte di disporre i fiori (Ikebana) non è un semplice ornamento
della casa, così come la disposizione dei mobili della casa (feng-shui)
ed i colori convogliano ed assecondano, se disposti ed usati nel modo
corretto, le energie positive. (...)
Partendo da una tradizione così ricca
e normatrice, Kazumasa approda al pensiero occidentale, alimentato da
visioni e dubbi. Le sue terracotte colorate, i suoi piccoli uomini blu,
i pannelli fioriti ed il grande, lieve, quasi sospeso in un'altra dimensione
gravitazionale, uomo giallo esposti a Cà di Frà ci interrogano
con muta insistenza sul nostro essere qui e ora.
Grazie a Kazumasa, la visita ad una galleria d'arte contemporanea, nata
all'interno di un cortile della vecchia Milano d'antan, diventa
preziosa occasione di meditazione.
Fulvio
Bortolozzo
vista
il 25 ottobre 2001
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