La “Prospettiva” e la “Fotografia”

 

La fotografia fu inventata intorno all’800, essa ha segnato l’avvio dell’attuale civiltà delle immagini.

La fotografia rappresenta la tecnica espressiva per eccellenza in grado di riprodurre il “vero” nel modo più fedele.

Con la comparsa della machina fotografica, infatti, si determinò; la crisi di molti disegnatori e pittori che si occupavano dell’esecuzione di ritratti, di dipingere vedute…. poiché la fotografia consentiva ottime riproduzioni ed in tempi molto più brevi di quelli richiesti per l’esecuzione di un dipinto;

un vivo interesse da parte degli artisti nei confronti della nuova tecnica, tanto che la fotografia entrò a far parte del bagaglio espressivo degli artisti; il nascere di un nuovo tipo d’artista: Il fotografo.

Infatti, ben presto, da strumento puramente tecnico, imitatore della realtà, il mezzo fotografico divenne strumento interpretativo ed espressivo.

L’immagine fotografica riesce a trasmettere l’illusione ottica della profondità ridandoci l’immagine reale.

Gli artisti di tutti i tempi, hanno sempre cercato il modo di rappresentare l’altezza, la larghezza e la profondità, e dapprima i pittori cercarono di risolvere il problema disponendo gli oggetti secondo un ordine convenzionale che esprimesse simbolicamente la distanza e la profondità.

Altri, invece, avevano cercato di dare l’illusione della profondità ingannando l’occhio, sfumando i contorni degli oggetti lontani e alleggerendo i toni di colore rispetto agli oggetti vicini, nonché avvalendosi dell’illusione ottica che porta i colori caldi (rossi e gialli)  più vicini a chi osserva, allontanando invece i colori freddi (azzurri e verdi).

Fu Brunelleschi che, inizi del XV sec. sperimentò il metodo della prospettiva centrale

Con Brunelleschi si ripropone in termini matematici il problema della rappresentazione illusionistica delle cose nello spazio infatti, fu proprio Brunelleschi l’inventore del nuovo metodo prospettico.

Egli approfondì i principi dell’ottica geometrica, giundendo all’idea di ottenere l’immagine illusionistica del vero, attraverso il procedimento del <taglio della piramide visiva, operando col piano del quadro posto

  perpendicolarmente all’asse della piramide stessa> e interposto tra l’oggetto.

Per “piramide visiva” s’intende quella piramide costituita dai raggi visuali che vanno dall’occhio dell’osservatore (in una vista monoculare e fissa) ai vari punti degli oggetti osservati.

Il sistema brunelleschiano fu adottato anche da Masaccio ( trinità)e Donatello ed in seguito fu condificato da Leon Battista Alberti, il quale nel “De pictura” (1435) vengono descrissee tutte le fasi operative della costruzione prospettica.

Gli studi di Alberti vennero ripresi e ampliati da Piero della Francesca, autore del primo vero trattato riguardante la prospettiva: “il De prospectiva pingendi” , scritto intorno al 1475.                                La Prospettiva, si può definire un artificio grafico usato per ricreare su una superficie piana l’aspetto di scene ed oggetti solidi, in altre parole per rappresentare in due dimensioni un oggetto tridimensionale.

Sul principio della camera oscura si basa la fotografia.

Nella macchina fotografica, il centro di proiezione S è interposto fra il quadro p e la figura P

P corrisponde all’immagine

S all’obiettivo attraverso il quale passa la luce

P’ è l’immagine che si crea sulla pellicola. Tale immagine è, però capovolta e rimpicciolita.

Nella prospettiva invece il quadro p è interposto fra centro di proiezione S e la figura P

La prospettiva costituisce uno dei metodi della geometria descrittiva ed è un caso particolare delle più generiche “Proiezioni Centrali”

Gli elementi rappresentativi della prospettiva cioè le proiezioni, le tracce, i punti di fuga e le rette di fuga, sono i medesimi di quelli della proiezione centrale, ma mentre nella prima si vogliono raffigurare gli oggetti del mondo reale, nella seconda ci si occupa solo della rappresentazione degli elementi astratti: il piano, la retta il punto.

Ricordiamo:

a)     il metodo della proiezione centrale è una proiezione conica, perché il centro S di proiezione è centro proprio;

b)    la proiezione conica non conserva il parallelismo;

c)     ogni figura dello spazio viene descritta da una sola immagine, (come l’assonometria) perché la proiezione si effettua su di un solo quadro P;

d)    il centro di proiezione S non deve appartenere al quadro p, per evitare che l’immagine di qualsiasi figura spaziale si riduca ad un punto.

  Il metodo della prospettiva può essere rapportato al processo visivo, in cui sono elementi basilari la luce e l’occhio.

Infatti, ogni punto di un oggetto esposto alla luce riflette un raggio luminoso e l’insieme di tutti questi raggi forma un cono detto “cono ottico”, avente per vertice la pupilla dell’osservatore.

I raggi luminosi prendono il nome di “raggi visuali” o “raggi proiettanti” e il vertice del cono ottico è denominato “centro di Proiezione” o “punto di vista”.

Il Cono ottico (o cono visivo) è generato dalla rotazione di una generatrice (raggio visivo) attorno all’asse visivo con angolo di 30°.

Se si vuole osservare un oggetto nella sua interezza occorre collocarsi ad una certa distanza da esso; anche nella fotografia bisogna spostarsi avanti e indietro, fin tanto che l’oggetto non appaia ben inquadrato entro il mirino dell’apparecchio fotografico.

Con il sistema della prospettiva, per ottenere lo stesso risultato, è necessario che la distanza fra osservatore e oggetto sia tale per cui l’ampiezza dell’angolo visuale di apertura del cono ottico sia di 30°.

L’angolo visuale è quell’angolo che ha per vertice il centro di vista, per semirette due raggi visuali appartenenti ad un piano passante per l’asse visivo. La sua ampiezza deve essere  di 60° circa..

Esso rappresenta il massimo utile consentito al nostro occhio nella visione monoculare e fissa, propria del sistema prospettico.

Il Campo visivo è determinato dall’intersezione del cono ottico con il quadro, ed è tanto grande quanto maggiore è la distanza di V da p e panto più piccolo quanto minore è tale distanza.

Adottando un’ampiezza superiore ai 60° si ha come conseguenza il verificarsi di abberazioni simili a quelle riscontrabili nella fotografia ripresa con obiettivo sbagliato.

Nella fotografia vengono utilizzati 3 tipi di obiettivi: normali, teleobiettivi, grandangolari.

Una fotografia con obiettivo normale produrrà un’immagine di prospettiva naturale così come viene percepita dal nostro occhio.

Avvicinandosi al soggetto, la prospettiva può diventare abberrata dato che la proporzione degli oggetti è tale che essi risultano diminuire molto rapidamente nelle loro dimensioni apparenti mam mano che ci si allontana. Quindi, con l’avvicinarsi della fotocamera al soggetto, il campo coperto dall’obittivo si restringe in proporzione, così l’inquadratura copre una piccola parte della scena.

Allontanandosi dal soggetto il punto di ripresa, l’immagine si presenta con un tipo di prospettiva in cui gli oggetti si rimpiccioliscono man mano che si allontanano.

Lo svantaggio di questo sistema è che, a mano a mano che la fotocamera si allontana, la dimensione dell’immagine diviene più piccola e la fotografia include una parte più larga della scena che non interessa il fotografo.

Il problema, allora, può essere risolto montando altri tipi di obiettivi.

Obiettivi di grande lunghezza focale (teleobiettivi)

L’obiettivo di lunghezza focale da 3 volte il normale ingrandisce le immagini, (si restringe l’angolo visuale) alla stessa dimensione che sarebbe prodotta da un punto di vista ravvicinato e con obiettivo normale.

Un punto di vista più lontano ristabilisce le proporzioni naturali e l’obiettivo di grande lunghezza focale ingrandisce l’immagine quanto è necessario senza però deformarla.

Obiettivi grandangolari hanno una lunghezza focale più corta di quella normale, infatti, permette di avvicinare la fotocamera al soggetto per avere la prospettiva desiderata, ma copre anche un campo visuale più grande del normale così che l’area che il soggetto include nel suo angolo che va gino a 100° è la stessa di quella coperta da un obiettivo normale con il suo angolo di 50°.

L’angolo visuale si ingrandisce e l’immagine si rimpicciolisce.

Un obiettivo grandangolare troppo aperto determina però delle distorsioni prospettiche.

Gli elementi di riferimento nella prospettiva sono:

Centro di vista V (osservatore) viene assunto quale centro di proiezione proprio; oggetto,

quadro prospettico p posizionato tra il punto di vista e la figura.

La posizione dell’oggetto o del centro di vista è maggiormante comprensibile se, oltre al quadro, si assume un piano orizzontale o di riferimento (o geometrale a) che risulta ortogonale a P e il piano sul quale si muove l’osservatore.

L’intersezione del quadro prospettico p con il piano geometrale a genera la linea di terra, chiamata traccia del quadro o retta fondamentale.

Il Punto di stazione è determinato dalla proiezione ortogonale del centro di vista V su a determinando il punto V’

Il Punto principale PP viene determinato dalla proiezione ortogonale del centro di vista V su P ed è detto principale in quanto risulta individuato dall’intersezione del raggio principale con il quadro. Esso è il centro del cerchio di distanza.

Tracciando dal punto principale la perpendicolare sulla LT: individuiamo un punto pp (punto principale piccolo).

Il Raggio principale o asse visivo è la la semiretta perpendicolare al quadro condotta da PV e contenente PP. Questo raggio coincide con l’asse del cono ottico avente per vertice il centro di vista.

Il Piano d’orizzonte è un piano passante per V e parallelo al piano di riferimento, che determina così l’orizzzonte o retta di fuga.

La distanza tra la linea d’orizzonte e la  linea di terra rappresenta anche l’altezza dell’osservatore.

Sul Cerchio di distanza su P, di centro P o di raggio VP, giacciono i punti di distanza punti di fuga delle rette a 45° rispetto al quadro.

Il suo raggio indica la distanza di S da p.

Si può sempre riguardare la circonferenza come l’insieme di tutti i possibili ribaltamenti di S su p.

I punti della circonferenza sono tutti punti di fuga di rette inclinate a 45° rispetto al quadro.

Il centro S descrive, per ribaltamento, un arco la cui corda è appunto di 45°.

Nella prospettiva, il quadro può assumere infinite posizioni.

Se per esempio p si sposta parallelamente a se stesso avvicinandolo oppure allontanandolo dall’oggetto, si ottengono tutte prospettive simili. Esse risultano più grandi quando il quadro si allontana dal centro V, e più piccole quando si avvicina.

Se, invece, il quadro cambia di direzione si verificano:

Prospettiva centrale o di fronte

Tale prospettiva di verifica quando il quadro riferito ai 3 assi cartesini, è parallelo ad X e Y, il che significa che è ortogonale a Z.

Viene così individuato un punto di fuga proprio F’ e due impropri F’’, F’’’Il Quadro riferito ai 3 piani a b g  è parallelo ad un solo piano g, risultano ortogonali a p e si individuano due rette di fuga propria f’a ed f’b ed una impropria f’g.

 

Prospettiva a quadro obliquo si verifica quando il quadro riferito a 3 assi cartesiani è obliquo ad x,y,z, il che significa che P è obliquo ai 3 piani a,b,g, si individuano pertanto 3 punti di fuga propri e 3 rette di fuga proprie.

       METODO DEI PUNTI DI DISTANZA

        Le rette ortogonali al quadro hanno quale punto di fuga il punto di principale P.

       Il cerchio di distanza può essere riguardato come il luogo di tutti i possibili ribaltamenti di V e quindi, come luoghi di infiniti

ribaltamenti di V e come luoghi di infiniti punti di distanza DS.

      I punti di distanza delle rette a 45° rispetto al quadro, ma appartenenti a piani orizzontali, sono i due punti di intersezione del cerchio       con la retta di fuga dei piani orizzontali (orizzonte).

 

METODO DEI PUNTI DI FUGA

 

 Tale metodo è tra quelli tipicamente applicabili nella prospettiva accidentale, poiché deriva dal principio per cui il punto di fuga delle rette genericamente inclinate si trova conducendo dal punto di vista una parallela alle rette stesse fino ad incontrare il quadro.