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Marco
Saroldi
TORINO CHE NON È NEW YORK
"Si
ammazzano a Torino, Torino che non è New York". Così cantava Enzo
Maolucci nel suo LP Barbari e bar del 1978. E scriveva anche: "Torino
è un mattatoio. Nessuno in una città come questa (e ce ne sono tante) muore di
morte naturale. Tenuto conto che si può morire anche mentalmente, l'URBANITÀ
è quindi divisa in tre categorie: chi ammazza, chi si ammazza e chi si fa ammazzare.".
Una visione dura e disperata che risale ormai a quasi trent'anni fa. Nel
mio ricordo Torino non era poi così tetra. Ci vivevo anzi i miei vent'anni
con una certa piccola felicità. Oggi
le cose sono davvero cambiate. Torino continua a non essere New York, ma i suoi
amministratori si sforzano di farla diventare nuova, così nuova che possa
viverci la passione, anzi the passion.
Nelle
fotografie di Marco Saroldi questa trasformazione urbana assume però un
tono inquietante: gli spazi, "valorizzati" da edifici che paiono fini
a se stessi, si dilatano fino a diventare inabitabili.
L'uomo,
anzi l'omino, vi passa di fretta, colto di spalle e spesso da solo, quasi
con l'unica antica funzione paesaggistica di dare l'idea delle dimensioni dei
luoghi. Sotto
la sottile scorza d'ironia dell'autore, si avverte qualcosa di duro e disperato.
Forse allora Torino non è cambiata. Resta sempre un posto da cui voler
fuggire. Già: "2007, Fuga da Torino" sarebbe un bel titolo
per un film, se non fosse che me ne ricorda un altro...
Luigi Walker 17
gennaio 2007
La
personale di Marco Saroldi alla Libreria
Agorà
di Torino (9 gennaio - 24 febbraio 2007), è realizzata nell'ambito della
rassegna "Torino: 1 città, 1000 città".
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