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What’s wrong? vuol dire: "cosa c’è che non va?". Una domanda
retorica, semplice, forse un po' ingenua. È La prima cosa che uno dice
quando non capisce cosa sta succedendo. È un segnale d’allarme che tutto
non va per il meglio, ma non si sa ancora cos'è che non va. È un
tentativo di indagare per capire. Noi viviamo in un mondo particolarmente
complesso. Non ci sono tantissime speranze per un pianeta malato ecologicamente,
un'economia sull'orlo del caos, un mondo in guerra e una vita piena di dubbi,
incertezze e angoscia. Un po' tutti noi ci chiediamo: "cosa c'è che
non va?". Visualizzare questo dubbio, questa domanda, non è facile.
Qualcuno trova un'iconografia nei non-luoghi che ci circondano. Molti scrutano
il paesaggio urbano, privo di vita, è dicono: "sì, oggi la vita è
così; fredda, vuota, impersonale". Io non vedo nel paesaggio molto di più
del vuoto fisico. Mi sembra, comunque, troppo asettico. Mi sembra che il prezzo
di tutta questa complessità si legga meglio sulle persone, e, in special modo,
più intensamente sul viso delle donne.
Le
donne mi sembrano il fulcro dei nostri conflitti. Sono loro che subiscono le maggiori
contraddizioni. Quindi, ho cercato in loro la faccia, o meglio il prezzo,
di questa complessità.
La
stanchezza femminile mi sembra una chiave di lettura per tutta una serie di problemi
connessi alla società stessa. Un'immagine emblematica piena di complessità. Questa
serie di donne stanche visualizza la moltitudine di cose che non vanno.
E infine: "cosa c'è che non va?" è la domanda che noi rivolgiamo
ad ognuna di loro e che loro si rivolgono in continuazione.
Edward Rozzo
(27
gennaio 2008)
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