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Silvia
Camporesi
FINZIONI
Mi
rendo conto di inseguire sempre nei miei soggetti un'idea di immobilità fisica
o metafisica, cerco il momento in cui il soggetto si carica della massima forza
nell'attimo prima di compiere un'azione. Ed è come se in quel momento ci fosse
una carica di energia potentissima, come se di lì a poco tutto potesse cambiare,
stravolgersi in un attimo.
In un senso traslato questo discorso vale anche per tutti quegli elementi che
riunisco dentro al termine di "finzioni", ovvero ripetizioni sintetiche del reale.
Questi oggetti sono la proiezione della nostra idea di un mondo incorruttibile,
poichè la lotta contro la fuga delle cose nell'evanescenza è una chiara preoccupazione
umana.
Opponiamo al mondo dell'impermanenza il piccolo mondo di cose fisse, fatte di
una rigida bellezza. La rigida bellezza che ho ritrovato nella processione di
Biancaneve di pietra. Eppure tutto, anche la Finzione è soggetta alle leggi del
divenire, la pietra si sgretola, il colore usurato dal tempo lentamente svanisce.
Silvia Camporesi 19
febbraio 2003
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